Psicoanalisi e Sport
“E’ nel giocare e soltanto mentre gioca che l’individuo, bambino o adulto, è in grado di essere creativo e di fare uso dell’intera personalità, ed è solo nell’essere creativo che l’individuo scopre il sé”. D. Winnicott.
La mia proposta si distingue, ma non esclude affatto, anzi, integra quella comunemente utilizzata dalla psicologia dello sport, la quale mira ad allenare e potenziare le abilità mentali degli atleti attraverso tecniche principalmente cognitive e comportamentali, come per esempio le tecniche di rilassamento e l'allenamento ideomotorio.
In base alla mia esperienza e formazione, considero l’attività sportiva come un contesto privilegiato in cui la persona può esprimere sé stessa e, attraverso tale espressione, migliorare il proprio benessere psicofisico, non solo nel ruolo di atleta, ma anche come individuo nella sua globalità.
Ritengo essenziale riconoscere l’interdipendenza tra la dimensione personale e quella sportiva: il benessere (o il disagio) dell’una incide inevitabilmente sull’altra, in un processo di reciproca influenza.
Per tali motivi, la mia proposta si basa su una prospettiva psicoanalitica – in particolare psicosocioanalitica – che, grazie alla propria metodologia e ai suoi strumenti, consente di adottare una “lente di osservazione” in grado di cogliere la complessità dell’esperienza vissuta dall’atleta.
Nel lavoro clinico con sportivi, focalizzo l’attenzione sul ruolo specifico dell’atleta, senza tuttavia trascurare la dimensione affettiva sottostante e il contesto relazionale e sociale in cui l’attività sportiva si svolge.
L’obiettivo principale resta il raggiungimento di uno stato di benessere complessivo della persona anche nel momento in cui è impegnata nella prestazione sportiva, nella convinzione che ciò possa tradursi in un miglioramento delle performance.
Analogamente a un percorso di psicoterapia psicoanalitica, ma con un focus specifico sulla dimensione sportiva della persona, questo approccio si propone di favorire una maggiore consapevolezza della “messa in gioco” – intesa non solo come il coinvolgimento soggettivo dell’atleta, ma anche come l’attivazione e l’interazione di molteplici aspetti personali, relazionali e contestuali che prendono forma all’interno della pratica sportiva. L’obiettivo è permettere all’atleta di vivere questa esperienza in modo meno conflittuale, riducendo stati d’ansia e difficoltà emotive, e promuovendo al contrario un’espressione piena e autentica delle proprie potenzialità, in armonia con l’ambiente e le relazioni che lo circondano.